In prima persona: Luis Posada Bueno

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DATA:15 de Marzo de 2026
Luis Posada Bueno è Direttore dell’area Letteratura e Pensiero presso La Fábrica. Ha conseguito la laurea in Storia dell’Arte presso Universidad de Valladolid e un master in Gestione Culturale presso la Pontificia Universidad Católica del Perú. La sua carriera professionale combina gestione di progetti culturali, direzione strategica e programmazione di festival. Attualmente guida progetti come il Festival Eñe, il Festival delle Idee e Festival Fronteras: Letteratura e Musica, creando partnership istituzionali per garantirne la sostenibilità e lo sviluppo.

Quali sono i tuoi compiti principali nel tuo ruolo attuale?

Come direttore dell’area, mi occupo della pianificazione e dello sviluppo strategico dei progetti di La Fábrica legati a letteratura, creatività e pensiero, tra cui il Festival Eñe, il Festival delle Idee e il Festival Fronteras: Letteratura e Musica. Questi progetti si basano su un modello di gestione che collega una rete di partnership con enti e istituzioni per garantirne la sostenibilità e la crescita.

Qual è stato il tuo percorso professionale per arrivare dove sei oggi e quali sono state le maggiori sfide affrontate?

Dopo la laurea in Storia dell’Arte presso l’University of Valladolid e un master in Gestione Culturale presso la Pontificia Universidad Católica del Perú—dove ho lavorato come responsabile della programmazione presso il Centro Cultural de España a Lima—ho continuato la mia carriera come manager culturale in Spagna. Una delle prime sfide è stata applicare le conoscenze e le esperienze acquisite in un contesto latinoamericano, dove operavo in un centro culturale finanziato dal settore pubblico, all’interno di un’istituzione privata con progetti di grandi dimensioni la cui sostenibilità si basa su un modello di finanziamento pubblico-privato.

Come ti mantieni ispirata e aggiornata in un settore in continua evoluzione? Quali piattaforme utilizzi per informarti?

Per me è fondamentale osservare attivamente non solo l’attualità culturale, ma anche politica, economia, società e scienza. Ritengo importante anche partecipare a incontri interprofessionali che favoriscano lo scambio di esperienze. Le mie principali fonti di informazione combinano media generalisti e specializzati: stampa nazionale e internazionale, riviste culturali e podcast su cultura e pensiero. Utilizzo inoltre i social media e seguo attentamente la programmazione di festival, musei e centri culturali, che costituiscono ottimi indicatori di tendenze e dibattiti contemporanei.

Quali competenze o qualità ritieni fondamentali per il tuo successo nel settore culturale?

Nel mio caso, le qualità chiave sono state la capacità di ascolto e una curiosità costante. La gestione culturale richiede di comprendere creatori, istituzioni e pubblico, cosa possibile solo attraverso empatia e dialogo. Sottolineerei anche la capacità di lavorare in team, poiché festival e programmi culturali sono sempre il risultato di uno sforzo collettivo.

Quali consigli daresti a chi sta iniziando la propria carriera nel mondo culturale?

In primo luogo, direi di coltivare curiosità e pazienza. Il settore culturale non offre sempre risultati immediati; richiede tempo, apprendimento continuo e grande capacità di osservazione. È fondamentale anche formarsi adeguatamente, sebbene la vera scuola sia l’esperienza pratica: sbagliare, riprovare e lavorare in ruoli diversi per comprendere il funzionamento dei progetti culturali. Infine, considero essenziale costruire reti professionali. La cultura si costruisce collaborativamente e le alleanze professionali sono fondamentali sia per crescere sia per sostenere i progetti nel tempo.